Chi era Giovanni 'Gianni' De Simone
Era il febbraio del 1983 quando conobbi Pino e Gianni De Simone ad un corso per diventare bagnini di salvataggio. Diventammo subito amici, tanto che quando Pino disse “ho saputo che in pineta c’è una squadra di football americano che sta cercando giocatori”, il tempo di guardarci in faccia e già eravamo nella mitica Ford Taunus di Marco Amanzio alla ricerca di questo campo di football. Ostia è circondata da una delle pinete più estese d’Europa, quindi le ricerche, con le pochissime indicazioni che avevamo furono ardue.
Individuata, più o meno, la zona ci inoltrammo nella macchia mediterranea con Gianni che faceva da apri pista, in mano aveva una mazza da baseball, che non ho ancora capito se l’avesse portata per lo scopo o forse non aveva ben chiaro quale sport andassimo a conoscere. Comunque fu utile e ci evitò ulteriori graffi tra i rovi e rami spezzati. Dopo quasi un ora di giungla e di “ho sentito dei rumori di qua” e “no un fischio di là” arrivammo ad una spianata di erba dove incontrammo una ventina di ragazzi in tuta da ginnastica sporchi fino alle mutande di terra e fango. Delle tecnologiche armature o degli scintillanti caschi da football non c’era traccia. Ci trovammo di fronte ad un gruppo di ragazzotti che fomentati da un “pazzo psicopatico” avevano deciso di praticare il nuovo sport che in quel momento impazzava sulle TV private. Ci presentammo e in quel momento scoprii che il “pazzo psicopatico” era il fratello di mia zia, Luciano Faccini. Dopo i vari “ao ma che cazzo stai a fa qua”, “no te che ce stai a fa, io sto a allenà, t’avevo che giocavo nò sport novo no?”, io, Gianni, Pino e Marco ci unimmo a questo gruppo di fuori di testa.
Cominciammo così una serie di allenamenti che prendevano tutto il pomeriggio, ci incontravamo alle 15:00 e ci allenavamo come dei veri Marines americani fino al tramonto. Niente palloni di cuoio, niente armature, niente caschi, niente protezioni, ma nel giro di poco tempo contammo circa 60 ragazzi che in pineta correvano in fila indiana facendo dei percorsi di guerra tra tronchi abbattuti, fossati pieni d’acqua e ripide montagne di sabbia usate per i circuiti da moto cross. A fine allenamento, finalmente, partitella con un consumatissimo pallone di gomma, e qui si contavono i veri caduti. Qualcuno cominciò a proteggersi a modo suo con delle inutili armature fatte di cartone e gomma piuma, caschi del motorino o elmetti da cantiere, Poi arrivarono le prime attrezzature “vere” caschi Rawlings con protezioni di corda, più dure del cemento, armature Willson, simili a fogli di cartone ma senza gomma piuma, e fondammo gli U-Boots .
In quasi due anni, passarono tanti ragazzi in quella pineta ma noi quattro resistemmo alle botte al freddo al fango e la nostra amicizia diventò sempre più forte, ci vedevamo quasi ogni giorno e l’argomento era sempre lo stesso, donne e football.
Gianni era fisicamente ben dotato alto, grosso e nel giro di pochissimo divenne uno dei leader della difesa, giocando difensive end con il # 90.
Brutale e cattivo in campo, aveva il mito della difesa degli steelers, ma fuori dal rettangolo di gioco era davvero un bravo ragazzo, un amicone con lo spirito guascone che coinvolgeva chi gli stava vicino, era quello che negli spogliatoi o durante le trasferte animava il gruppo con battute e scherzi.
Sono sicuro che se il destino non ce lo avesse tolto prematuramente, investito da un ubriaco mentre stava cambiando una ruota alla sua auto, sarebbe ancora qui a lottare per questo sport che ci toglie tutto, ma che ci riempie di soddisfazioni e di amici che non si dimenticano. Ciao Gianni non ti dimenticheremo.
Individuata, più o meno, la zona ci inoltrammo nella macchia mediterranea con Gianni che faceva da apri pista, in mano aveva una mazza da baseball, che non ho ancora capito se l’avesse portata per lo scopo o forse non aveva ben chiaro quale sport andassimo a conoscere. Comunque fu utile e ci evitò ulteriori graffi tra i rovi e rami spezzati. Dopo quasi un ora di giungla e di “ho sentito dei rumori di qua” e “no un fischio di là” arrivammo ad una spianata di erba dove incontrammo una ventina di ragazzi in tuta da ginnastica sporchi fino alle mutande di terra e fango. Delle tecnologiche armature o degli scintillanti caschi da football non c’era traccia. Ci trovammo di fronte ad un gruppo di ragazzotti che fomentati da un “pazzo psicopatico” avevano deciso di praticare il nuovo sport che in quel momento impazzava sulle TV private. Ci presentammo e in quel momento scoprii che il “pazzo psicopatico” era il fratello di mia zia, Luciano Faccini. Dopo i vari “ao ma che cazzo stai a fa qua”, “no te che ce stai a fa, io sto a allenà, t’avevo che giocavo nò sport novo no?”, io, Gianni, Pino e Marco ci unimmo a questo gruppo di fuori di testa.
Cominciammo così una serie di allenamenti che prendevano tutto il pomeriggio, ci incontravamo alle 15:00 e ci allenavamo come dei veri Marines americani fino al tramonto. Niente palloni di cuoio, niente armature, niente caschi, niente protezioni, ma nel giro di poco tempo contammo circa 60 ragazzi che in pineta correvano in fila indiana facendo dei percorsi di guerra tra tronchi abbattuti, fossati pieni d’acqua e ripide montagne di sabbia usate per i circuiti da moto cross. A fine allenamento, finalmente, partitella con un consumatissimo pallone di gomma, e qui si contavono i veri caduti. Qualcuno cominciò a proteggersi a modo suo con delle inutili armature fatte di cartone e gomma piuma, caschi del motorino o elmetti da cantiere, Poi arrivarono le prime attrezzature “vere” caschi Rawlings con protezioni di corda, più dure del cemento, armature Willson, simili a fogli di cartone ma senza gomma piuma, e fondammo gli U-Boots .
In quasi due anni, passarono tanti ragazzi in quella pineta ma noi quattro resistemmo alle botte al freddo al fango e la nostra amicizia diventò sempre più forte, ci vedevamo quasi ogni giorno e l’argomento era sempre lo stesso, donne e football.
Gianni era fisicamente ben dotato alto, grosso e nel giro di pochissimo divenne uno dei leader della difesa, giocando difensive end con il # 90.
Brutale e cattivo in campo, aveva il mito della difesa degli steelers, ma fuori dal rettangolo di gioco era davvero un bravo ragazzo, un amicone con lo spirito guascone che coinvolgeva chi gli stava vicino, era quello che negli spogliatoi o durante le trasferte animava il gruppo con battute e scherzi.
Sono sicuro che se il destino non ce lo avesse tolto prematuramente, investito da un ubriaco mentre stava cambiando una ruota alla sua auto, sarebbe ancora qui a lottare per questo sport che ci toglie tutto, ma che ci riempie di soddisfazioni e di amici che non si dimenticano. Ciao Gianni non ti dimenticheremo.
Storia del Memorial
Quando furono fondati i Marines Ostia nel 1991 era ancora vivo il ricordo dell’amico Gianni.
La carica di presidente del team fu affidata al fratello Pino De Simone e fu naturale pensare ad un evento che mantenesse vivo, con un appuntamento annuale, il ricordo dell’amico scomparso.
Appena i Marines furono pronti ad affrontare squadre senior fu organizzato il primo Memorial De Simone nel 1992.
Per una scelta ben precisa si pensò di partire da giocatori solo under 21, infatti i primi campionati dei Marines 1991 e 1992 furono di categoria junior, questo per formare un gruppo omogeneo senza il disturbo di ex e star. Quindi la possibilità di integrare e gradualmente affrontare giocatori senior con un torneo controllato fu visto come un vero e proprio stimolo per tutti.
La carica di presidente del team fu affidata al fratello Pino De Simone e fu naturale pensare ad un evento che mantenesse vivo, con un appuntamento annuale, il ricordo dell’amico scomparso.
Appena i Marines furono pronti ad affrontare squadre senior fu organizzato il primo Memorial De Simone nel 1992.
Per una scelta ben precisa si pensò di partire da giocatori solo under 21, infatti i primi campionati dei Marines 1991 e 1992 furono di categoria junior, questo per formare un gruppo omogeneo senza il disturbo di ex e star. Quindi la possibilità di integrare e gradualmente affrontare giocatori senior con un torneo controllato fu visto come un vero e proprio stimolo per tutti.
Albo d'oro
Estate 1992 - I° Memorial De Simone = 4° posto dietro a 3 squadre di serie maggiori
Estate 1993 - II° Memorial De Simone = vittoria nel torneo (imbattuti)
Estate 1994 - III° Memorial De Simone = 2° posto dietro ai Rebels Napoli
Estate 1995 - IV° Memorial De Simone = 2° posto
Estate 1997 - V° Memorial De Simone = 3° posto
Estate 1993 - II° Memorial De Simone = vittoria nel torneo (imbattuti)
Estate 1994 - III° Memorial De Simone = 2° posto dietro ai Rebels Napoli
Estate 1995 - IV° Memorial De Simone = 2° posto
Estate 1997 - V° Memorial De Simone = 3° posto